COME GLI OSS HANNO BLOCCATO IL COVID-19

Tra i luoghi più martoriati da questa pandemia da Covid-19 ci sono le residenze sanitarie assistenziali (RSA). Non ci sono ancora dati definitivi ma quando avremo le rilevazioni finali capiremo l’entità di quella che possiamo amaramente ma senza remore definire una strage, perché è esattamente di questo che si tratta.

Nelle maggiori RSA lombarde, venete e piemontesi si è verificata una vera e propria ecatombe; qualcuno ha ricordato che in poche settimane i morti sono stati maggiori che nei cinque anni di bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha dichiarato che i decessi nelle RSA lombarde sono state circa 7000 da febbraio ad aprile.

Note RSA, come quella del Pio Albergo Trivulzio e l’Istituto Palazzolo di Milano hanno contato i loro defunti a centinaia, creando dei veri e propri focolai di Coronavirus che hanno visto coinvolti non solo gli ospiti, ma anche i tantissimi operatori sanitari in servizio all’interno delle strutture. In Sicilia, a Messina, c’è una struttura per ricovero anziani dove non ci sono stati morti e nemmeno contagi, e non è una struttura che conta poche camere e qualche decina di letti: è la casa di riposo più grande di tutta l’Isola. Non solo morti e contagi ma anche il rischio di ingresso del virus tra le mura della struttura è stato quasi azzerato. E tutto questo grazie ad un accordo pienamente condiviso tra la dirigenza e i dipendenti. Grazie all’intuizione dei dirigenti guidati dal Direttore Generale il dott. Giuseppe Turrisi affiancato dal direttore sanitario dott. Cono Bontempo e dal responsabile del servizio delle risorse umane, dott. Massimiliano Mondello, si è pensato di evitare al massimo la possibilità di contagio all’interno della struttura, che contando 170 ospiti avrebbe potuto diventare un vero e proprio focolaio di Covid-19, come già successo in altre RSA cittadine.

La strategia adottata ha richiesto il massimo sforzo degli operatori socio sanitari, degli infermieri e di tutto il personale in servizio presso la Casa di Riposo. Una proposta che, su base volontaria, ha coinvolto la maggior parte dei dipendenti, che l’hanno accolta infatti con favore: è stata avviata una convivenza, istituendo dei maxi turni di dieci giorni durante i quali personale e utenza si sono fusi in un’unica dimensione familiare. In questo modo, limitando i contatti con l’esterno sia del personale che degli ospiti (sono state vietate le visite da parte dei parenti), il rischio dell’ingresso del virus all’interno, è stato praticamente azzerato.

E’ ovvio che per dare il via a questo esperimento era assolutamente necessario che tutto il personale aderente all’iniziativa risultasse negativo al tampone, e così è stato. Tutti, tra anziani e operatori sono stati sottoposti agli accertamenti e tutti sono risultati non affetti da Covid-19. 

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